21.10.2011

Risoluzione a favore dell'italiano

Intervento di FIorenzo Dadò, Messaggio al Paese

Onorevole Presidente
Onorevole Consigliere di Stato
Gentili colleghe e colleghi

Come saprete il Canton Obvaldo ha deciso di sopprimere l’insegnamento della lingua italiana presso il Liceo. Una decisione culturalmente e politicamente grave che non possiamo assolutamente ignorare.
È in corso anche una petizione per la raccolta di firme contro questa decisione, promossa dall’Associazione svizzera dei professori di italiano, dal gruppo italiano scuola, dalla Pro Grigioni italiano, alla quale ha opportunamente aderito anche il  Dipartimento cultura ed educazione. A tal proposito ringrazio vivamente l’Onorevole Bertoli per questo atto doveroso, e mi sento di farlo a nome dell’intera comunità italofona di questo Paese.
Questa decisione tuttavia  non giunge del tutto inaspettata. Non ho bisogno di ricordarvi come l’italiano, pur essendo lingua nazionale, non gode in tutto il Paese di una particolare attenzione. Presso gli uffici federali non se ne sente quasi parlare e anche a livello politico, la nostra lingua non è sufficientemente rappresentata e considerata a Berna. Addirittura le varie trattative con la vicina Italia, benché rappresenta a tutti gli effetti la Patria culturale di una parte importante della Svizzera, vengono fatte in inglese.
Lo stralcio, o il tentativo di sopprimere l’italiano dall’insegnamento nazionale non è purtroppo un fatto nuovo. Esso rappresenta un atto politicamente e culturalmente molto rilevante e significativo e fa riflettere.
Ma direi peggio. Esso rappresenta senza mezzi termini un pesante oltraggio alla coesione nazionale, che per la sua gravità non possiamo assolutamente tollerare.
La Svizzera non è l’insieme di culture diverse che stanno assieme per una forza centripeta data da qualche forza magica o di origine divina o semplicemente da leggi fisiche. La Svizzera si è unita e ha dato luogo alla sua storia straordinaria per pura volontà. Se questa volontà venisse a meno, se questa volontà non viene più rispettata da tutti, significa aprire una breccia pericolosa verso la disgregazione, con conseguenze che nessuno di noi osa immaginare.
La pari dignità delle lingue nazionali è quindi il primo baluardo di coesione da difendere, e credo di poter dire in tutta tranquillità che questo rappresenta il primo tra i molti compiti che un politico è chiamato ad ottemperare, per amore del proprio Paese.
In sostanza si tratta di una questione che dovrebbe essere ovvia a tutti! Al di qua, ma soprattutto, al di là delle Alpi.

Gentili colleghe e colleghe
Vi chiedo oggi di unirci tutti assieme a sostegno e difesa della nostra lingua e della nostra cultura, votando senza indugio questo breve ma significativo messaggio al Paese.


F Dadò



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