Nel nostro Paese l’amnistia fiscale ha sempre suscitato, giustamente, un dibattito acceso. Si tratta infatti di un argomento che pone dei problemi di natura etica che non possono essere banalizzati. Il cosiddetto condono o perdono fiscale, ossia la sanatoria dei contribuenti che in passato hanno omesso il pagamento delle imposte dovute mediante la mancata o la parziale presentazione della dichiarazione dei redditi, provoca infatti una disparità di trattamento tra i contribuenti che hanno regolarmente pagato le imposte e quelli che, quanto meno in parte, le hanno sottratte; questi ultimi, nel caso di un’amnistia, non verrebbero sanzionati e, per regolarizzare la propria posizione, dovrebbero rifondere solo una parte delle imposte dovute. Proprio per queste delicate implicazioni etiche, l’amnistia fiscale deve essere un provvedimento straordinario della finanza pubblica, da proporre in via del tutto eccezionale, in modo tale da non essere un incentivo all’evasione fiscale, né da far nascere nei contribuenti aspettative per un eventuale prossimo condono. In Svizzera l’ultima amnistia federale risale al 1969 – son passati 44 anni – mentre il Canton Ticino ha realizzato nel 1987 un’amnistia riferita ai piccoli risparmiatori e un’amnistia per gli eredi. Nel nostro Paese è quindi piuttosto difficile pensare che una persona, al momento in cui commette un illecito fiscale, speculi su una futura amnistia per poter sanare successivamente la sua posizione e mettersi in regola con l’autorità fiscale. L’amnistia, sempre per i problemi che pone, non può inoltre essere proposta al solo scopo di fare genericamente cassa, ossia di aumentare le entrate pubbliche nel periodo interessato per sanare i conti dello Stato. Nell’ambito della discussione sul testo dell’iniziativa parlamentare “Per un rilancio dell’amnistia fiscale cantonale” che sarà presentata prossimamente, il nostro partito ha chiesto esplicitamente di impiegare e utilizzare l’integralità dei recuperi d’imposta per sostenere, in modo diretto e concreto, iniziative e misure a favore dell’occupazione in Ticino. Continua »
Quale libertà nella prostituzione?
Quasi quotidianamente siamo confrontati in Ticino a notizie di cronaca riguardanti i cosiddetti locali “a luci rosse” o a episodi più o meno violenti legati alla prostituzione.
Questo fenomeno è in aumento e nella stragrande maggioranza dei casi è strettamente legato alla criminalità organizzata, in particolare alla tratta di esseri umani. In occasione della Giornata europea contro la tratta di esseri umani (10 ottobre 2012) la consigliera federale Simonetta Sommaruga ha dato un quadro allarmante della realtà che tocca anche la Svizzera e il Ticino: “secondo le stime più recenti dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), circa ventun milioni di persone nel mondo sono vittime di lavori forzati, della tratta di esseri umani o di altre pratiche analoghe alla schiavitù. Approssimativamente, 5,5 milioni di esse hanno meno di diciott’anni e circa 4,5 milioni, soprattutto donne e bambini, vengono sfruttate sessualmente”. È ampiamente riconosciuto che almeno l’80-90% delle donne, molte delle quali minorenni, sono costrette a dedicarsi alla prostituzione per far fronte alla povertà o per intervento diretto di parenti e conoscenti, che le introducono nel terribile mondo della prostituzione tramite violenze, stupri, abusi di ogni genere. Una volta entrate nella “rete” è difficilissimo uscirne. È quindi un’ipocrisia pensare che la realtà della prostituzione in Ticino sia diversa e riguardi donne che si esercitano questa “professione” per libera scelta. È sulla base di una presunta libertà (o pseudo-libertà) che si fonda la liceità dell’esercizio della prostituzione in Svizzera, considerata un’attività commerciale o addirittura di “servizio” (!) nell’ambito dalla libertà economica sancita dall’art. 27 della Costituzione federale. Continua »
Inno svizzero e concorsi pubblici
Negli ultimi giorni è tornato in auge un patriottismo che solo poche, troppo poche, volte ha trovato eco positivo nelle Camere parlamentari svizzere e ticinesi. Quanto sia diventato difficile dimostrare l’attaccamento ai valori del nostro Paese penso lo riconoscano in molti. In molti, e forse nel nostro amato Cantone ancor più che nel resto della Svizzera, si sono posti almeno una volta, soprattutto durante delle vacanze all’estero, la fatidica domanda: come posso spiegare che cosa vuol dire essere Svizzero?
Compito sicuramente più difficile che in molti Paesi che ci circondano, dove almeno la base linguistica di partenza è univoca e quindi anche la trasmissione di certi valori culturali passa tra le popolazioni con meno ostacoli. Spiegare e spiegarsi, così come capire e capirsi, attraverso dei punti in comune, partendo magari proprio dal nostro inno, credo possa rivelarsi un buon mezzo per iniziare a rispondere a questo, comunque sempre difficile, quesito. Un inno, che non è solo tale. Un salmo, una preghiera, che – parlando delle alpi e della fatica contadina – ha il pregio di mettere al centro l’uomo di fronte a Dio e non la Nazione magari riscattatasi dopo aver sconfitto un nemico oppressore, concetto ottocentesco descritto dal filosofo tedesco Jürgen Habermas. Valori diversi, perché è diverso essere svizzeri, e non dico con questo essere migliori. Proprio questa eccezionalità va salvaguardata in ogni modo, anzi va vieppiù valorizzata magari partendo proprio da un inno insegnato nelle scuole ticinesi. Continua »
Il lavoro è dignità
Il 1. maggio di quest’anno, almeno in Ticino, è stato vissuto in un clima particolare, preoccupato, per certi versi arrabbiato. Da qualche mese il tema del lavoro, nelle sue diverse sfaccettature, ha assorbito prepotentemente l’attenzione di cittadini, partiti e media. L’attenzione è puntata su tre fenomeni: 1) la sostituzione dei lavoratori residenti con manodopera straniera, 2) la pressione al ribasso delle condizioni di lavoro, in particolare il salario, 3) il sempre maggior numero di indipendenti esteri (cosiddetti “padroncini”) chiamati a operare in Ticino. Benché il tasso di disoccupazione (4,6% a marzo) si collochi su livelli simili (se non inferiori) a quello degli ultimi 10 anni, emergono con sempre maggiore frequenza preoccupanti episodi di abuso e speculazione. Recentemente i deputati PPD Lorenzo Bassi e Lorenzo Jelmini, tramite due interrogazioni parlamentari, hanno denunciato episodi particolarmente gravi e inquietanti di sfruttamento dei lavoratori. Continua »
Per la libertà di scelta delle famiglie
Insieme al collega Gianni Guidicelli, negli scorsi giorni abbiamo presentato a nome del Gruppo parlamentare PPD una mozione per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per una politica familiare a 360 gradi.
In sostanza, chiediamo al Consiglio di Stato di ripensare la politica familiare cantonale, non in un’ottica settoriale ma nella sua globalità, con l’obbiettivo principale di assicurare alle famiglie la libertà di scelta in merito alla cura dei propri figli, la possibilità di usufruire di adeguati congedi e un sostegno al reinserimento professionale.
Il futuro dell’umanità passa attraverso le famiglie, senza di esse e senza figli non c’è futuro.
Benché da noi si faccia già molto a favore della famiglia, la situazione in questi nostri difficili tempi permane però assai preoccupante. Continua »
Il Politico che verrà
Sono trascorsi appena pochi giorni dall’esito finale, o quasi, delle elezioni comunali differite di Lugano, Mendrisio e del neo costituito Comune di Terre di Pedemonte ed è ora di trarre i primi bilanci di questa campagna molto accesa e che per il nostro Partito ha avuto un sapore agrodolce. A Mendrisio, storico feudo PPD, il Sindaco Carlo Croci, coadiuvato da uno staff collaudatissimo ormai da decenni, è riuscito a far fronte ad un attacco frontale senza precedenti. Tutti noi ricordiamo la trasmissione televisiva, una delle rare a dire il vero dedicate al Magnifico Borgo diventato Città, in cui Croci ha dovuto respingere le insinuazioni sulla gestione del capoluogo del Mendrisiotto venute dai rappresentanti di tutti gli altri schieramenti politici. Lo ha fatto in maniera egregia facendo risaltare ancora una volta tutte le sue capacità di leader indiscusso e amministratore fedele della cosa pubblica del Comune sottocenerino, elencando l’impressionante numero di decisioni prese dall’esecutivo composto tra l’altro anche dai suoi più acerrimi detrattori, e – per la stragrande maggioranza delle volte – all’unanimità. Il risultato personale non lascia adito ad alcun dubbio così come quello ottenuto da tutta la rosa di candidati popolari democratici presentatasi compatta e motivatissima di fronte al voto degli elettori della nuova Città. Continua »
Un Partito presente ed impegnato
Durante questo fine settimana i cittadini di Lugano, Mendrisio e Terre di Pedemonte sono chiamati alle urne per il rinnovo dei poteri politici dei loro Comuni. Il termine politica, secondo la sua prima definizione che risale al filosofo greco Aristotele, indica l’amministrazione della “polis”; amministrazione alla quale tutti i cittadini partecipavano per il bene dell’intera comunità. La politica, quindi, intesa come l’arte di governare la società, l’impegno assunto dalle persone che hanno a cuore il buon governo del proprio territorio e che, grazie alle loro competenze, conoscenze, capacità e grazie anche alla loro cultura, sono in grado di assicurare possibilità di crescita, di sviluppo e di benessere a tutti i cittadini. Durante questa campagna elettorale i popolari democratici di Lugano, Mendrisio e Terre di Pedemonte, attraverso il loro programma di legislatura e i molteplici incontri di discussione, di confronto e di approfondimento sui differenti temi di attualità politica, hanno voluto esprimere agli elettori quale è il Comune che intendono costruire e quali sono i progetti che intendono realizzare per garantire a tutti opportunità di crescita. Si è cercato insomma, in un momento dove il dibattito politico sembra scadere sempre più, di promuovere e proporre momenti di confronto e di discussione sugli aspetti che maggiormente interessano e preoccupano i cittadini. Sotto questo aspetto, i popolari democratici di Lugano, Mendrisio e Terre di Pedemonte hanno vinto la prima sfida di questa campagna elettorale, proprio per essere riusciti a promuovere e a proporre momenti di politica nel senso autentico del termine. Continua »
Castione, per il comparto un convinto SÌ il 14 aprile
I temi in votazione il 14 aprile ad Arbedo-Castione sono certamente di quelli che suscitano grandi emozioni. Ho seguito con particolare interesse il vivace dibattito concernente la variante di piano regolatore (PR) – Comparto Castione, peraltro condizionato dalla difficile situazione in cui versa l’Associazione Calcio Bellinzona. Non mi addentro nelle questioni finanziarie e gestionali del club perché sarebbe troppo facile sparare sulla Croce Rossa. Desidero invece, da responsabile dell’Agenzia dell’Ente regionale per lo sviluppo del Bellinzonese e Valli, fare alcune considerazioni su questa importante votazione. Ogni revisione di PR è un processo complesso e difficile. Il Cantone ha identificato il comparto di Castione come un “polo di sviluppo economico”, peraltro sostenuto anche dalla Confederazione e dalla Politica economica regionale. Inoltre, l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ha deciso di sostenere questo progetto, che mira a rilanciare e valorizzare l’estesa area industriale ad ovest della ferrovia che – per vari motivi – non è mai riuscita a decollare. Continua »
Testimoni della Pasqua
È suggestiva l’immagine delle donne, che, come leggiamo nel Vangelo di Luca, di buon mattino, ormai senza speranza, si recano al sepolcro per trovare un cadavere, convinte che tutto sia finito e non resti che ungere il corpo di Gesù, ponendo il sigillo definitivo sulla sua vita. Scoprono invece l’inedito, incontrano la novità di Dio: il sepolcro è vuoto, le bende sono per terra, mentre risuona una domanda che ribalta tutto: “Perché cercate il Vivente tra i morti?” (Lc 24,5). Perché cercate là dove non potete trovare? Perché cercate nel posto sbagliato, con uno sguardo sbagliato? Perché non ricordate le sue parole, la sua Parola? Continua »
L’assicurazione invalidità discrimina i ticinesi
Il tema che voglio affrontare in questo editoriale è piuttosto tecnico, ma credo che sia opportuno nuovamente sollevare quella che ritengo una palese discriminazione nei confronti dei ticinesi che, loro malgrado, si vedono costretti a chiedere le prestazioni dell’assicurazione invalidità. Il tema è pure all’ordine del giorno dell’agenda politica federale poiché le Camere stanno discutendo del possibile aumento del grado di invalidità per beneficiare della rendita intera AI.
Ricordo, in estrema sintesi, che il grado d’invalidità viene determinato mettendo a confronto il reddito che l’assicurato avrebbe potuto ottenere nella sua professione senza il danno alla salute, con il guadagno che potrebbe ancora conseguire in un’attività confacente al suo stato di salute. La differenza è il danno economico e, espressa in percentuale, rappresenta il grado d’invalidità. Il Tribunale federale, in una sentenza dell’agosto del 2006 che a suo tempo avevo definito scellerata, ha ritenuto che, per valutare il reddito conseguibile in un’attività confacente per gli assicurati ticinesi, si debba far riferimento ai salari medi svizzeri e non più a quelli ticinesi. Questo modo di procedere ha portato ad una palese discriminazione nei confronti dei ticinesi poiché è risaputo come i salari versati in Ticino sono sensibilmente inferiori a quelli svizzeri. Un esempio concreto permette di meglio comprendere questa procedura: una cameriera lavorando nella sua professione ha un guadagno annuo lordo di circa 44’000.- franchi. A seguito di problemi di salute i medici hanno stabilito che non può più svolgere la sua attività ma, in attività leggere e con delle specifiche limitazioni dovute al suo stato di salute, potrebbe lavorare al 100%. Continua »




